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Frana Cavallerizzo: la new town è abusiva, ma si vuole donare la cittadinanza onoraria a Bertolaso

pubblicato 07 mar 2015, 08:24 da Cavallerizzo Vive Kajverici Rron


In 'palio' c'erano ben 72 milioni di euro di appalti. Era il 7 Marzo 2005, dopo dieci anni nulla è successo a Cavallerizzo, nonostante le circa 5.600 frane che si sono verificate nella sola provincia di Cosenza negli ultimi cinque anni. Nonostante ciò il paese fu evacuato e ricostruito a Pianette di Cerzeto. Nacque la new town tanto voluta da Bertolaso, senza VIA, ovvero senza alcun tipo di valutazione dell'impatto ambientale. Il nuovo sito è stato descritto come assolutamente sicuro, mentre si sa bene che non è affatto esente dal rischio frane. "Pareri allegati al progetto di delocalizzazione - sottolineano i membri dell'associazione Cavallerizzo Vive - raccomandano di tenersi lontani dal ciglio franoso e di regimare opportunamente le acque per evitare il verificarsi di fenomeni gravitativi simili a quelle che hanno colpito il vecchio abitato.

Inoltre, sono previsti per il prossimo futuro lavori presso la new town volti a mitigarne il rischio idrogeologico. Apprendiamo - scrivono in una nota - che la Giunta comunale di Cerzeto ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria a Guido Bertolaso, per aver fatto costruire la new town di Pianette di Cerzeto. Si tratta di una decisione che non ci sorprende poiché, come tutti sanno, a Cavallerizzo, c’era un alto tasso di abusivismo edilizio, di fabbricati non accatastati o accatastati solo parzialmente oppure non in possesso dei requisiti di abitabilità, fatto questo che permetteva ai proprietari di eludere la tasse sugli immobili. Ebbene, tutte queste situazioni, non sono state considerate da Bertolaso e dal suo gruppo di benefattori, così che tutte le case non in regola sono state ricostruite come se fosse tutto perfettamente regolare. Tutto questo per la gioia dei proprietari di case abusive e per la gloria di Bertolaso che ha fatto costruire loro la case a spese del contribuente".

Ma c'è di più. Subito dopo la frana, la protezione civile dichiarò lo stato di emergenza individuando circa 120 nuclei familiari ai quali erogare un contributo, in vista della ricostruzione. Si trattava di famiglie residenti e rimaste prive di una casa. Ma poi, in base alla stessa dichiarazione di stato di emergenza, sono state costruite anche le case ai non residenti. Il numero totale delle case è salito così, incredibilmente a 260, sempre a spese del contribuente. Per giustificare la costruzione di nuovi abitati i cittadini avrebbero dovuto sottoscrivere delle richieste, ma nella new town risultano presenti abitazioni, costruite a spese del contribuente, destinate a persone che ne hanno rifiutato l'assegnazione. Gli amministratori comunali hanno subito acquisito la proprietà di queste case inspiegabilmente costruite.

Doveroso ricordare lo status attuale della new town: un processo - spiega l'associazione Cavallerizzo Vive - ha sancito in tutti i gradi di giudizio che la accertata mancanza di Valutazione di Impatto Ambientale comporta l’annullamento del verbale della conferenza dei servizi che ha approvato il progetto. Dunque la new town è senza progetto ed in questo momento è in corso un tentativo di sanatoria, peraltro assai complicato. Alla luce di tutto ciò, si è deciso di dare la cittadinanza onoraria ad un signore che ha costruito un paese, allo stato attuale, privo di progetto e realizzato in un sito franoso, solo perché ha assecondato le richieste dei furbetti locali facendo costruire tutto ciò che non era in regola. A spese del contribuente".  

Oggi alle 9.30 al Museo del Presente di Rende in occasione della ricorrenza del decennale della calamità che colpì Cerzeto si è tenuta una conferenza organizzata dall’Ordine dei Geologi della Calabria alla quale ha partecipato il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano ed il governatore della Regione Calabria Mario Oliverio. Un convegno per fare il punto su quanto si è fatto e quanto ancora si deve fare in Calabria per mitigare il rischio idrogeologico dal titolo “Da Cavallerizzo di Cerzeto ad oggi – Dieci anni di frane in Calabria”.  "Vogliamo mantenere alta l'attenzione sul rischio idrogeologico in Calabria - ha affermato Francesco Fragale, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria –. La fragilità del territorio, legata alle particolari caratteristiche geologiche ed orografiche della nostra regione, è ormai nota. Le criticità cui è soggetto il territorio pongono a serio rischio l'incolumità pubblica e finiscono per mettere in ginocchio l’economia locale. Simili scenari non si possono più tollerare. Urgono interventi politici concreti nel campo della difesa del suolo”.


Sabato, 07 Marzo 2015 15:29 14

Cavallerizzo, il paese abusivo. Viaggio nella new town all’Italiana

pubblicato 04 gen 2014, 11:04 da Cavallerizzo Vive Kajverici Rron   [ aggiornato in data 09 gen 2014, 08:03 ]

di Antonio Massari. da Il Fatto Quotidiano del 31 dicembre 2013

Nel marzo 2005 una frana devastò una frazione del comune in provincia di Cosenza. La protezione civile di Guido Bertolaso delocalizzò le case, ma manca la valutazione d'impatto ambientale: per il Consiglio di Stato non si poteva edificare. Gli abitanti sono divisi tra l'impossibile sanatoria e il ritorno all'antico borgo. 

Immaginate di passeggiare in un paese nato appena due anni fa. Strade nuove. Muri bianchi. Le luminarie di Natale ai balconi, molti cartelli “vendesi” appesi alle finestre, circa duecento abitanti che provano a popolarlo. Eppure tutto qui – di fatto – è abusivo: per essere perfetto gli manca un documento essenziale – la valutazione d’impatto ambientale – che il costruttore non ha mai presentato. Poi aggiungete un dettaglio: il “costruttore” è lo Stato. Siamo nella new town di Cavallerizzo: edificata grazie a un’ordinanza del governo, in regime d’emergenza, sotto l’egida della Protezione civile guidata, all’epoca, da Guido Bertolaso.

Il 7 marzo 2005 una frana devasta una parte di Cavallerizzo – frazione di Cerzeto, provincia di Cosenza – e in molti perdono l’abitazione. La Protezione civile spinge per la delocalizzazione: gli abitanti – non tutti, come vedremo – accettano di permutare i vecchi appartamenti in cambio dei nuovi. Partono i cantieri ed esattamente due anni fa – era il dicembre 2011 – i cittadini della nuova Cavallerizzo traslocano nei nuovi alloggi. Due anni dopo una sentenza del Consiglio di Statoaccerta: manca la valutazione d’impatto ambientale. Cade così tutto l’impianto amministrativo che ha portato alla costruzione. Una demolizione documentale.

“Che ci provino, a mandarmi via” dice Luigi, proprietario dell’unica pizzeria all’ingresso del paese. “Se non mi risarciscono, non me ne vado, devono passare sul mio cadavere. E se lascio questa casa lascio anche l’Italia”. Al bar di Lucio Tudda, mentre sotto il gazebo quattro anziani giocano a carte, arriva un consigliere comunale: “Questo – dice Graziano Golemme – non è un paese abusivo: manca soltanto la ‘via’”. Non è un dettaglio. “Il punto – conclude – è che da un lato è assurdo chiederci di lasciare queste case, dall’altro, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, è assurdo chiederci di restare”.

E infatti la situazione è paradossale. Tutto nasce da un ricorso dell’associazione Cavallerizzo Viveche, contestando la nascita della new town, ha portato dinanzi al tribunale amministrativo l’intero iter della costruzione. La legge – entrata in vigore pochi giorni prima che venisse approvata l’edificazione – imponeva la presentazione di una valutazione d’impatto ambientale. Ma quel documento manca. “Quindi – conclude Antonio Madotto dell’associazione Cavallerizzo Vive – la new town non ha titolo di esistere: è stato annullato il verbale della conferenza dei servizi, che approvò il progetto definitivo, quindi anche gli altri atti non hanno più alcuna efficacia. Pertanto è un paese abusivo”.

Abbiamo provato inutilmente a contattare il sindaco, Giuseppe Rizzo, che non ha mai risposto al telefono né ai nostri messaggi. L’assessore comunale alla Ricostruzione, Giuseppe Giunta, invece ci ha risposto così: “Un paese abusivo? Ma no, è ridicolo, ricorreremo al grado superiore di giudizio”. Non c’è un grado superiore: è una sentenza definitiva. “Be’, cercheremo di sanare la situazione”. E se non si può sanare? “Allora non so”. Ripercussioni sugli abitanti? “Non credo. Comunque senta, secondo me, il rimedio lo deve trovare la Protezione Civile”. Il punto, però, è che la sentenza affida l’esecuzione “immediata” all’“autorità amministrativa”, quindi al Comune che, com’è ovvio, ora è in forte imbarazzo.

Intanto, nella nuova Cavallerizzo, c’è chi è contento della nuova abitazione – come Lucio, il proprietario del bar – e chi invece reagisce così: “Qui si dice sempre che dobbiamo ringraziare – spiega la signora Immacolata – ma io non sento di ringraziare nessuno. Guardi un po’: ha mai visto degli infissi di legno, in una casa di montagna? Li ho dovuti rifare. Le scale sono così strette che il frigorifero me l’hanno consegnato dal terrazzo. La zona giorno, con la cucina, è al piano superiore. La zona notte invece è giù. Gli anziani – e qui ce ne sono parecchi – per andare in cucina devono salire quaranta scalini ogni volta: mentre nel resto del Paese tolgono le barriere architettoniche, qui le hanno messe direttamente dentro le case, le pare normale? Non ci sono le grondaie: l’acqua scivola direttamente sui muri. E i muri sono così alti che il riscaldamento non basta mai: ma l’avevano capito che questo è un paese di montagna? Io non ringrazio nessuno. Anche perché la mia casa, nella vecchia Cavallerizzo, dal giorno della frana, è intatta: non s’è mossa di un millimetro. E ora ci dicono pure che manca la valutazione d’impatto ambientale”.

La comunità del paese è ormai spaccata: da un lato chi ha rifiutato la nuova casa, come gli associati di Cavallerizzo Vive, dall’altro chi è contento del nuovo paese. La sentenza del Consiglio di Stato ha ulteriormente accentuato le divisioni. “Siamo soddisfatti – dice Madotto – perché questa sentenza, grazie ai nostri avvocati Riccardo Tagliaferri e Alberto Caretti, ci offre la possibilità di tentare il recupero del nostro borgo: l’85 per cento di Cavallerizzo è integro e perfettamente agibile”. Se davvero l’85 per cento sia agibile, dovranno stabilirlo i geologi, per il momento resta chiaro un paradosso: 30 famiglie hanno rifiutato un nuovo alloggio e, nel frattempo, non possono accedere al vecchio, perché il paese franato è dichiarato inagibile. Altre 250 persone hanno permutato le vecchie case con quelle nuove che, però, non sono in regola.

Nel frattempo il signor Giuseppe Lento aspetta che qualcuno adempia a un vecchio impegno: “Sono un falegname e lo Stato s’era impegnato trasportare i miei macchinari nei nuovi capannoni”. Il capannone è nella new town mentre i macchinari sono ancora nella vecchia Cavallerizzo. “E io così non posso lavorare”. In fondo tutto, in questo paese, è un po’ qui e un po’ lì. Tranne Liliana Bianco che, dal giorno della frana, non ha mai voluto abbandonare il suo appartamento. Lei è sempre lì. Anziana e combattiva. Abita sola in un paese fantasma. Le hanno tolto la luce ma non demorde: vive con un generatore di corrente. Quando cala la sera, le fanno compagnia solo quattro gatti e un pastore abruzzese bianco, che di nome fa Nebbia. “Da qui non me ne vado” dice Liliana, quando la salutiamo e ci regala un cioccolatino: “Lo mangi lungo il viaggio”. La vecchia Cavallerizzo sprofonda nel buio. Di qua un paese fantasma. Di là uno “abusivo”.

Cavallerizzo, indagini sulla ricostruzione Nei lavori voluti dalla Protezione civile coinvolto il gruppo di Diego Anemone. L’esposto spedito in Procura

pubblicato 13 feb 2012, 07:35 da Cavallerizzo Vive Kajverici Rron   [ aggiornato in data 13 feb 2012, 07:37 ]

Arcangelo Badolati 
CAVALLERIZZO

Un paesaggio spettrale. Con il vento gelido dell’inverno che sferza strade deserte e piazze abbandonate, case ferite e palazzi vuoti. Ovunque tracce di vite passate, di speranze e di sogni. Dal 1470, per generazioni, questo era stato il paese della fiera gente albanese. Poi, un borbottio un po’ più forte della terra ne ha cambiato il corso e la storia. Il sette marzo del 2005 Cavallerizzo è diventata il luogo dei ricordi e delle malinconie. Una frana, quella notte, inghiottì infatti una parte dell’abitato e il sindaco fu costretto a ordinarne lo sgombero. Da sette anni sulla frazione di Cerzeto vige lo stato di emergenza per effetto di una ordinanza, più volte reiterata, che scadrà il prossimo 29 febbraio. Ad un chilometro di distanza è stata costruita la cosiddetta “New town”. Il cacofonico inglesismo descrive la parte nuova del paese, frutto dell’operatività ma pure del discusso dinamismo della Protezione civile, guidata da Guido Bertolaso. La gente avrebbe però preferito rimanere dov’era nata e vissuta, piuttosto che ritrovarsi trasferita in un villaggio moderno e quasi lunare. Avrebbe preferito che tutto il denaro investito per fare nuove abitazioni fosse invece impiegato per rimettere in piedi gli immobili danneggiati e mettere in sicurezza il vecchio borgo. Nessuno, tuttavia, ha voluto ascoltare. I soldi per la ristrutturazione sarebbero stati previsti solo in favore d
ella porzione d’un vecchio palazzo patrizio, sottoposto a vincolo storico-monumentale solo due anni dopo il rovinoso smottamento, e riconducibile all’attuale vicesegretario generale della Camera. Gli altri plessi non“vincolati”non hanno ottenuto finanziamenti ed ai legittimi proprietari non è rimasto altro da fare che cambiare residenza. Sono stati tutti destinati a far da popolo nella ricostruita Cavallerizzo. Come comparse in un film che non avrebbero mai voluto vedere. Non tutti, però, hanno accettato supini le decisioni del Governo e della Protezione civile. Un’associazione di cittadini -denominata “Cavallerizzo vive” –ha impugnato davanti al Tar del Lazio il verbale con cui era stata decisa dalla Conferenza dei servizi, il 31 luglio del 2007, l’approvazione del progetto definitivo della “New town”. Ed ha ottenuto dai giudici amministrativi l’annullamento del documento. Le parti governative interessate hanno poi fatto ricorso al Consiglio di Stato che si pronuncerà nel merito martedì prossimo. Ma non è finita. L’associazione di cittadini ha pure presentato nell’agosto scorso un esposto alla Procura di Cosenza, diretta da Dario Granieri. La ragione? Verificare se il processo di delocalizzazione sia stato compiuto nel pieno rispetto di tutte le leggi vigenti e valutare per quale motivo, i due milioni e mezzo di euro previsti per rimettere in piedi la strada provinciale che passava per Cavallerizzo, siano stati invece impiegati per i lavori di ricostruzione. L’inchiesta aperta dalla magistratura inquirente è coperta da un rigido segreto istruttorio. Sene occupa il pm Antonio Cestone. Considerata l’attenzione riservata alla vicenda dalle massime autorità governative nazionali e locali è difficile pensare a profili di illiceità penale. La società che ha ricevuto in appalto i lavori di ricostruzione è un’associazione temporanea d’imprese, denominata Scarl, con capogruppo un’azienda di Catanzaro, ma che coinvolge pure il “Consorzio Stabile Centro Italia S.c.p.a.” riconducibile a quel Diego Anemone coinvolto nell’inchiesta della Procura di Perugia sulla cosiddetta “cricca”impegnata negli interventi disposti nel nostro Paese dalla Protezione civile in varie occasioni. Del “Consorzio” fanno infatti parte: L’Impresa Lungarini spa, di Paolo Lungarini (Gruppo Anemone); la Redim 2002 srl, di Vanessa Pascucci (moglie di Diego Anemone); Nuove Infrastrutture srl, di Francesco Lungarini (Gruppo Anemone). Non solo: a Cerzeto hanno agito, come progettisti, gli architetti Alfonso Femia, Gianluca Peluffo e Annalaura Spalla. Si tratta di tecnici che si sono occupati del famigerato G8 della Maddalena, dei Mondiali di nuoto a Roma nel 2009, della ricostruzione di San Giuliano di Puglia e della realizzazione dell’aeroporto di Perugia. Ma il paradosso di tutta questa vicenda, al di là dei profili di responsabilità penale, è chela frana del marzo 2005 colpì solo il 15 per cento dell’antico borgo costituito solo da case più moderne (estensione della frazione), mentre il centro storico rimase largamente integro com’era da secoli. Lassù ci sono 240 case assolutamente mai interessate dal movimento franoso. Nel luglio del 2009, il Ministero dei Beni Culturali pose un veto al divieto di demolizione dei manufatti esistenti. Quasi fosse un implicito invito al recupero del borgo fondato dagli arberesche fuggiti, quattro secoli fa, dall’Albania per scampare alla furia degli ottomani.

Gazzetta del Sud
Venerdì 10 Febbraio 2012, pagina 25

Comunicato stampa 05/02/11, consegna farsa della “New Town” (Nuova Cavallerizzo) a Pianette di Cerzeto.

pubblicato 05 feb 2011, 11:44 da Cavallerizzo Vive Kajverici Rron

Cavallerizzo di Cerzeto, 05.02.2011

Oggetto: Consegna farsa della “New Town” (Nuova Cavallerizzo) a Pianette di Cerzeto.

    Questa mattina apprendiamo che nel ghetto di Pianette (Nuova Cavallerizzo) sarebbero stati firmati una trentina di pre-contratti di permuta. Questi 30 (circa) sfollati si sarebbero cioè impegnati a cedere la loro vecchia proprietà di Cavallerizzo in cambio del nuovo, angusto, alloggio popolare costruito dalla “famigerata Cricca” a Pianette di Cerzeto.
    Facciamo i migliori auguri ai “beneficiari”, ma dobbiamo ricordare che questa mattina NESSUN APPARTAMENTO E' STATO CONSEGNATO. Tutto questo mentre è stato prorogato, nuovamente, lo stato di emergenza fino al 30 giugno 2011.
    Ci giunge voce che, l’Amministrazione Comunale, nel disperato tentativo di mascherare il clamoroso fallimento a cui va incontro, dice che alcuni iscritti all’associazione “Cavallerizzo Vive – Kajverici Rron” avrebbero firmato il suddetto documento. Non ci risulta. Ciò che invece risulta è che alcune delle persone contattate personalmente (via telefono) dall’Amministrazione Comunale affinché disponessero la firma, questa mattina sul famigerato pre-contratto, non si sono presentate. Molti sono infatti i punti da chiarire e non tutti a Cavallerizzo sono “raggirabili” dagli Amministratori del Comune di Cerzeto.
    Alla presenza del Prefetto, di un funzionario della Protezione Civile e delle Autorità militari, si è consumata insomma l’ennesima pagliacciata fine a se stessa, nulla di concreto è avvenuto perché ribadiamo che nessun alloggio è stato consegnato anche perché i lavori sono tuttora in corso. Ai firmatari del contratto provvisorio sono state consegnate “solo simbolicamente” le chiavi degli alloggi senza poterci effettivamente abitare. Gli amministratori del Comune di Cerzeto ancora una volta credono di prendere in giro persone comuni e media, ma non hanno capito che i distratti ed i confusi sono proprio loro.
    Ricordiamo che i lavori dovevano terminare dopo 900 giorni dalla posa della prima pietra. Quindi dal 10.10.2007 al 28.03.2010. Invece vi è stata un prima proroga di altri 300 giorni arrivando quindi al 22.01.2011. Ulteriormente il 28 gennaio scorso è stato ri-prorogato lo stato d'emergenza come già sopra indicato. Quindi, ancora è tutto da definire, gli sfollati devono attendere prima di poter firmare il contratto definitivo ed abitare concretamente le abitazioni popolari, mentre il fallimento di questa orrenda new town è già sotto gli occhi di tutti.
    Questo progetto prevede la ricostruzione di 264 unità abitative, ma mancano del tutto la Chiesa e la Scuola e tante altre opere di urbanizzazione.
    Ribadiamo anche che la delocalizzazione è stata imposta alla popolazione, abbandonando del tutto l'antico paese nonostante la frana del 7 marzo 2005 abbia interessato solo l'11,5% di Cavallerizzo, lasciando intatto tutto il Centro storico, perfettamente agibile. Le nostre azioni legali per il recupero dell'autentico Cavallerizzo andranno avanti e si faranno sempre più pressanti.
                                        
                                                                                                                 Il Consiglio Direttivo

Replica alle dichiarazioni del Sindaco di Cerzeto

pubblicato 23 gen 2011, 20:40 da Cavallerizzo Vive Kajverici Rron   [ aggiornato in data 24 gen 2011, 13:34 ]

Cavallerizzo di Cerzeto, 22.01.2011:

Nella vicenda della ricostruzione di Cavallerizzo sembra si stia arrivando all’epilogo. Al di là delle dichiarazioni entusiastiche è forse il caso di ricordare che l’epilogo è stato preannunciato da diversi anni, per la precisione da almeno tre anni. Senza andare a rivangare tutte le promesse mancate, almeno una è il caso di ricordarla perché risale a pochissimo tempo fa. Lo scorso 16 settembre venne a Cerzeto l'ex Capo della Protezione Civile Nazionale Guido Bertolaso e la sua visita ebbe una grande eco su tutti i media locali. I telegiornali di quel giorno ed i quotidiani dello scorso 17 settembre gli dedicarono grande spazio riportando le sue dichiarazioni: “Tutte nelle case entro Natale”; “Prima di Natale tutti avranno una casa” ecc... Alle dichiarazioni di Bertolaso si associarono sia l'ex prefetto di Cosenza A. Reppucci in qualita' di soggetto attuatore della “new town” di Cerzeto, sia il Sindaco e sia qualche suo assessore molto distratto. La nostra Associazione si disse certa, invece, che nulla sarebbe accaduto a Natale e che questa era l’ennesima presa in giro. Le nostre considerazioni furono riportate dai giornali, ma molti presero queste dichiarazioni come quelle di un gruppo di guastafeste. Ma ora che il Natale è trascorso e siamo giunti alla data di fine lavori, abbiamo la possibilità di confrontare quelle nostre considerazioni con la realtà. Come detto sopra gli organi di informazione hanno ritenuto importante dare molto spazio alle dichiarazioni di Bertolaso dello scorso settembre (consegna degli alloggi a Natale) e ciò è ineccepibile, ciò che appare invece a noi discutibile è che, con la lodevole eccezione di Calabria Ora, tutti hanno ritenuto non degno di attenzione il fatto che a Natale non sia successo assolutamente nulla. Per quanto riguarda le dichiarazione del Sindaco di Cerzeto riportate su Calabria Ora del 22 gennaio, egli dice che consegnerà le prime case “nei prossimi giorni” ed “entro venti giorni consegneremo tutti gli altri alloggi” ma poi pur ribadendo ciò, dice che c’è un problema che riguarda il rogito. Si consegnerà senza rogito? A che titolo? Aggiunge inoltre che le opere di urbanizzazione verranno completate nei prossimi mesi. Consegnano anche senza opere di urbanizzazione?
Il primo cittadino dovrebbe tener conto del fatto che probabilmente i problemi dei rogiti saranno di secondaria importanza rispetto ad altri problemi e precisamente; accatastamenti, abusivismi mancanza di certificazioni dell’abitabilità, tutte circostanze presenti nella vecchia Cavallerizzo, e che probabilmente sono sfuggite in sede di ricostruzione. Altro problema al quale i soggetti coinvolti nella delocalizzazione saranno chiamati a rispondere è quello dei 2.500.000 euro dei “fondi otto per mille” destinati a bonificare la frana del 7 marzo 2005, e poi “distratti” sulla new town.
 Il Sindaco smentisce le indiscrezioni su una presunta proroga di alcuni mesi in merito al calendario dei lavori e poi annuncia una proroga dello stato di emergenza di alcuni mesi (fino a giugno). La confusione regna sovrana. Ricordiamo al Sindaco e a quei suoi assessori molto distratti che l'ultima dichiarazione di stato d'emergenza (Prorogato con DPCM del 04-02-2010) scadrà il 31.01.2011 e citiamo testualmente, motiva tale scadenza così: “Considerato che è in fase di ultimazione la realizzazione degli interventi di delocalizzazione e di ricostruzione della frazione di Cavallerizzo che consente alla popolazione colpita dal succitato evento calamitoso di riprendere le normali condizioni di vita in condizioni di sicurezza”. Tutto questo era previsto perché appunto i lavori dovevano terminare e quindi consegnare gli alloggi popolari agli sfollati di Cavallerizzo. Però come già ribadito nell'articolo di ieri su Calabria Ora, il conto alla rovescia è terminato , ma i lavori sono ancora in alto mare.
Il Sindaco di Cerzeto, conclude poi dicendo che gli “scettici si stanno avvicinando”. Noi dell'Associazione non siamo scettici, noi siamo contrari che è diverso. Non abbiamo mai firmato alcun documento relativo agli alloggi del ghetto e né lo faremo mai, non ci siamo mai recati al ghetto a vedere i “nostri” appartamenti popolari, né lo faremo mai. Lamentele, di ogni tipo invece, vengono espresse da altri nostri concittadini che dall'inizio hanno abbracciato l’idea della delocalizzazione ed adesso sembrano essersene pentiti, al contrario di quello che dice il Sindaco.
    Chiudiamo ribadendo le nostre perplessità in merito alla imminente ultimazione del ghetto di Cerzeto e ricordiamo ai lettori che con dei calcoli molto ottimistici, gli occupanti dei nuovi alloggi popolari (con residenza continua e permanente), potrebbero raggiungere un massimo del 30% sul totale costruito.
                                                                                                                               
                                                                                                                                    Il Consiglio Direttivo
                                                                                                                        Cavallerizzo Vive - Kajverici Rron

Su Cerzeto le mani della cricca

pubblicato 04 gen 2011, 08:51 da Cavallerizzo Vive Kajverici Rron   [ aggiornato in data 04 gen 2011, 11:06 ]

Soldi e leggi lampo per foraggiare le ricostruzioni di Anemone e Bertolaso

COSENZA Dove sono finiti i soldi destinati a ripristinare l’area colpita dalla frana il 7 marzo 2005 nel territorio di Cerzeto? È certo questa
una delle domande cui l’ex capo della protezione civile, Guido Bertolaso, potrebbe trovarsi a dover rispondere alla magistratura cosentina. Secondo alcune indiscrezioni infatti pare che la procura della repubblica di Cosenza stia indagando su una ipotesi di sperpero di denaro pubblico nella realizzazione di quella new town, ormai in via di ultimazione, progettata subito dopo l’evento franoso.
Lo staff capeggiato sino a un paio di mesi da Bertolaso potrebbe trovarsi anche a dover giustificare tutti gli emolumenti assegnati a progettisti, consulenti, collaboratori e appaltatori della ricostruzione di Cavallerizzo. Ma l’aspetto macroscopico dell’intera vicenda è costituito dal fatto che in quasi sei anni di regime di emergenza non sia stato speso neppure un centesimo per il ripristino del sito franato. E sembra che sia proprio su questo che gli inquirenti potrebbero voler fare piena luce. Ma non è tutto. Giacché l’ex capo della Protezione Civile potrebbe altresì ritrovarsi a dover dettagliare le ragioni che lo indussero ad optare per la costruzione di 300 case, quando a caderne furono soltanto 30 e dovrà magari riuscire a convincere della bontà di quell’idea di de-localizzare l’intero paese, visto che recenti dati dimostrerebbero la totale e definitiva stabilità del vecchio abitato.

Se non bastasse, su Cavallerizzo di Cerzeto c’è tutto lo spettro di quella “cricca” saltata fuori all’indomani delle indagini giudiziarie sul G8 della Maddalena in Sardegna nonché di quelle sul terremoto de L’Aquila. Infatti è proprio Cavallerizzo di Cerzeto a far da “modello” alle operazioni emergenziali architettate da Bertolaso e manovrate dal fedele e onnipresente Diego Anemone, principale punto d i riferimento e attore delle ricostruzioni targate “Prociv SpA”. È proprio Diego Anemone il fac-totum della new town di Cerzeto. La società che ha ricevuto in appalto i lavori è, infatti un’associazione temporanea tra imprese denominata Scarl, con capogruppo la ditta Costruzioni Zinzi srl, di Catanzaro, titolare del 51% dell’appalto. Mentre il restante 49% è diretta filiazione del Gruppo Anenome che si presenta in Calabria con il Consorzio Stabile Centro Italia S.c.p.a.. Del gruppo fanno parte: Impresa Lungarini Spa, di Paolo Lungarini, (gruppo Anemone); Redim 2002 Srl, di Vanessa Pascucci (moglie di Diego Anemone, ovvero gruppo Anemone); Nuove Infrastrutture Srl, di Francesco Lungarini (gruppo Anemone); Marrollo Costruzioni Srl, di Cavaliere Calogero Riccardo Marrollo (Presidente di Confindustria Abruzzo); Società Meridionale Inerti Srl, (Gruppo Marrollo). E non è tutto. Perché ad aver subodorato l’affare new town, anche loro sono i soliti che compaiono in tutti gli affari targati Prociv-Bertolaso: c’è lo studio 5+1AA Agenzia di architettura di Alfonso Femia & Gianluca Peluffo, l’architetto Annalaura Spalla e l’architetto Pierfilippo Cesarini. Un terzetto di tutto rispetto, per essersi occupato del famigerato G8 alla Maddalena ma anche dei mondiali di nuoto a Roma del 2009, della costruzione dell’aeroporto di Perugia, dell’agenzia spaziale italiana, della ricostruzione di San Giuliano di Puglia, nonché di tutta un’altra serie di lavori finiti sotto la voce “Grandi opere” alla vigilia di quell’emendamento che Gianni Letta stava per approvare un anno fa e che avrebbe portato la protezione civile a trasformarsi in una vera e propria Società per Azioni. Tentativo bloccato anche dalle inchieste giudiziarie avviate in Sardegna.

I super poteri della protezione civile di Bertolaso negli ultimi sei anni almeno hanno letteralmente fatto man bassa di risorse economiche e di leggi ad personam. E quasi sempre sotto ogni provvedimento c’è la firma di Gianni Letta. A partire almeno, per il caso che ci riguarda, dal 29 settembre 2005, quando Letta firmò un’ordinanza del presidente del Consiglio, la n.3463, (atto assolutamente incostituzionale poiché promanato da una legge ordinaria che, però, modifica il dettato della norma costituzionale) con la quale si mettono nelle mani di Guido Bertolaso ben 58 milioni e mezzo di euro, «a partire dall’anno 2005» e per il tempo di quindici anni. Quella di Cavallerizzo di Cerzeto, insomma fu una frana destinata a fare scuola. E che scuola. Con una corsia preferenziale che consente alle strutture bertolasiane d’arrivare prima e meglio di tutti in Italia a qualunque fondo economico possibile e immaginabile. Perché la somma base di 58 milioni non è la sola utilizzata.

C’è infatti da capire anche come si sia potuto “piegare” lo scopo dell’otto per mille che, dalla chiesa cattolica è stato “collettato” direttamente alle casse della cricca. Ed ecco le prove: con un Dpm del 30 gennaio 2006, sempre Letta, ripartendo la quota dell’otto per mille dato dagli italiani alla Chiesa cattolica, stabilisce di destinare due milioni e mezzo di euro a quella che, testualmente, è definita nel provvedimento come «emergenza frana di Cerzeto». In quel decreto sono palesi e macroscopiche le differenze, atteso che risponde a ben 1.512 domande di finanziamento per complessivi 11 milioni e 800mila euro. Senza contare che la stessa norma esclude dai beneficiari «le pubbliche amministrazioni». Ma il punto centrale della questione è che neppure un centesimo di quei 2,5 milioni è servito a porre rimedio alla frana, poiché i soldi hanno finito per foraggiare i progetti della new town. Eppure quello dell’otto per mille era uno strumento utilizzato per tutt’altre faccende di ben altro valore sociale: almeno fino a quando quei fondi non son serviti alla grande macchina di Guido Bertolaso.

Risultato. È da quasi sei anni ormai che a Cerzeto vige un regime di emergenza che non si giustifica in nessun modo tranne che per succhiare denaro pubblico in deroga a tutte le leggi dello Stato  (l’emergenza dura un anno, poi si passa a regime di ordinaria amministrazione). È da quasi sei anni ormai che il pezzo di territorio franato è rimasto così com’era dopo quel 7 marzo 2005. Nel crollo rimase coinvolta anche una strada provinciale che collega dieci comuni limitrofi, isolati e tagliati fuori dai collegamenti viari, da quella data a oggi. La frana colpì solo l’11,5% dell’abitato di Cavallerizzo (dati della stessa Protezione Civile) costituito totalmente da manufatti posticci, mentre il centro storico, risalente a quattro secoli fa è perfettamente integro in ogni sua parte. I dati di rilevamento satellitare non hanno mai registrato il benché minimo spostamento del centro storico. Per cui sono attualmente 270 le case mai colpite da quella frana. Non è casuale che il Ministero dei Beni Culturali abbia imposto il proprio veto su quella frazione, anzi obbligando le istituzioni al suo recupero ma, anche qui, Bertolaso ha fatto orecchio di mercante.

Insomma, irrisolta l’emergenza frana, la protezione civile continua a vietare agli abitanti di Cavallerizzo di fare ritorno nelle proprie vecchie ma sane e amate case. Sorge il sospetto che senza il divieto d’accesso al vecchio sito, difficilmente si riuscirebbe a giustificare quel colosso edilizio “stampato” cento metri a valle, del tutto identico a quelli che la protezione civile ha programmato in serie per ogni dove vi fosse uno spostamento di terra. Analoga cosa accadde in quel di San Giuliano in Puglia (uguali i costruttori, uguale la cricca), idem per l’Abruzzo, stesso copione per il Messinese salvo l’intervento deterrente della Procura fiorentina di qualche mese addietro.
E il danno non si ferma qui, se si considera che non un solo alloggio della new town potrà essere consegnato a chiunque decida, comunque, di entrarne in possesso poiché mancheranno tutte le opere di urbanizzazione (strade, fogne, reti idriche ed elettriche), che sono a carico del comune di Cerzeto che, purtroppo è in totale collasso finanziario e non potrà in alcun modo provvedere a tali opere. Ma che gli alloggi della new town non sarebbero stati consegnati alla fine dell’anno appena lasciato, lo si sapeva già dai primi giorni di settembre 2009, allorquando l’amministrazione comunale prorogava sino al 2012 l'erogazione del contributo specifico destinato agli sfollati. Si chiama contributo di autonoma sistemazione (Cas) e fu istituito dalla presidenza del consiglio dei ministri pochi giorni dopo la frana che colpì, il 7 marzo 2005, una parte del territorio di questo comune italo-albanese del Cosentino.

LUIGI GUIDO
- CALABRIA ORA pag 14 martedì 4 gennaio

Comunicato stampa 10 nov. 2010

pubblicato 10 nov 2010, 09:38 da Cavallerizzo Vive Kajverici Rron   [ aggiornato in data 10 nov 2010, 11:07 ]

Cavallerizzo di Cerzeto, 10.11.2010
 
Oggetto: Risposta alla missiva del Comune di Cerzeto inviata alla gente di Cavallerizzo nel periodo settembre-ottobre 2010 per la richiesta degli atti di proprietà delle case. 
 
Dopo la incomprensibile visita di Bertolaso dello scorso 16 settembre nel cantiere di Cerzeto, ai cittadini di Cavallerizzo viene recapitata una ancora più incomprensibile lettera raccomandata da parte del Comune di Cerzeto. Il contenuto di tale lettera ha veramente dell’incredibile! Si legge, nella raccomandata, che lo scopo di tale missiva e quello di “avviare la predisposizione degli atti preliminari al trasferimento degli immobili ricostruiti…” e, continua: “A tal uopo si invita la S.V. a produrre, consapevole di quanto disposto dall’articolo 495 del C.P., una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà ai sensi dell’articolo 47 del D.P.R. 28 dicembre, n. 445, che si allega alla presente nota, attestante il diritto di proprietà o altro titolo reale di godimento sull’immobile sito nella frazione Cavallerizzo del comune di
Cerzeto (CS), precisando…”, segue la richiesta di precisare se si è proprietari a titolo esclusivo, comproprietari o altro. La lettera prosegue precisando che, nel caso in cui il destinatario sia veramente proprietario, questi deve “… presentare, di persona o tramite un suo rappresentante munito di apposito atto di delega o a mezzo raccomandata A/R, copia del titolo di proprietà della particella di cui trattasi (atto di acquisto, atto di successione e/o donazione, ecc.)”.
Tutto ciò appare paradossale ed incredibile al tempo stesso. Si fa richiesta di documenti che dovrebbero essere nella disponibilità della pubblica amministrazione ormai da anni.
Come hanno fatto a costruire le case se non sulla base di questi dati? Sembra, invece, che la Protezione Civile Nazionale, spinta dalla sua furia cementificatrice, abbia ricostruito tutto ciò che a Cavallerizzo aveva le vaghe sembianze di un fabbricato; non importava se questo fosse accatastato o lo fosse solo in parte, oppure se fosse parzialmente o totalmente abusivo o, ancora, se fosse munito o meno del certificato di abitabilità. Non si sono preoccupati nemmeno di identificare i legittimi proprietari (come attesta la lettera), e adesso si affannano a cercarli.
Inoltre, urge sottolineare che, mentre sono stati impiegati tantissimi milioni di euro per edificare un nuovo, squallido, insediamento popolare, nulla è stato speso per la salvaguardia del paese originario.  Cavallerizzo (minoranza etnica, storica e linguistica “Arbereshe”, risalente al 1470 d.c.) rimane ancora abbandonato, ma integro come da secoli in quanto solo l’11,5% è stato colpito dalla frana del 2005. 
Vige, da quasi 6 anni, uno stato di emergenza senza che né il Comune di Cerzeto né la Protezione Civile o altri Enti abbiano attuato o programmato un benché minimo intervento di bonifica della frana.
Ci domandiamo se in tutto ciò non ci sia qualcosa di poco lecito, se ci siano gli estremi di una denuncia per spreco di denaro pubblico. In tal caso sarebbe più che opportuno l’intervento chiarificatore della Magistratura. 
Chiudiamo con la ciliegina sulla torta. Il Comune pretende una risposta a tale lettera nel termine perentorio di trenta giorni altrimenti, si legge testualmente,: “Il mancato riscontro a quanto richiesto sarà valutato ai fini dell’assegnazione dell’immobile sostitutivo”. Una frase quest’ultima che suona sibillina, quasi minacciosa, non si capisce cosa si intende con “sarà valutato”, se l’avente diritto risponde dopo
quaranta giorni anziché trenta, il Comune ha la facoltà di non assegnare “l’immobile sostitutivo”?
È chiaro che non è così. Suggeriamo, pertanto, agli amministratori del Comune di Cerzeto di non arrogarsi prerogative che non hanno e che non avranno mai.
Resta il fatto che, la missiva di cui in oggetto, ripete di nuovo, come da anni, la solita formuletta magica alla gente di Cavallerizzo: “…al fine di predisporre gli atti preliminari al trasferimento degli immobili ricostruiti…”.  Tale frase, ridicola, serve solo a giustificare il tempo perso sinora e prenderne dell’altro, dato che il nuovo quartiere popolare è ancora incompleto e i tempi sono già slittati di un anno. A questo punto gli attori della crudele ed insensata delocalizzazione di Cavallerizzo farebbero meglio a tacere, dato che di bugie e promesse non esaudite ne hanno già dette tante.
              

Il Consiglio Direttivo



La protezione civile secondo Bertolaso. Il caso di Cavallerizzo di Cerzeto

pubblicato 19 set 2010, 19:36 da Cavallerizzo Vive Kajverici Rron   [ aggiornato in data 19 set 2010, 19:53 ]

domenica 19 settembre 2010

bertolaso a cavallerizza di cerzeto.jpgdi LUIGI GUIDO

Chi non riusciva a spiegarsi come mai Guido Bertolaso avesse "deciso" di tornare improvvisamente in Calabria dopo esservi stato una settimana prima, lo ha capito giusto dopo qualche ora dal suo arrivo. Ad aspettarlo a Cosenza c'erano tutte le forze dell'ordine del territorio, con in testa il procuratore capo presso il Tribunale della città capoluogo. E siccome Bertolaso non ama viaggiare in macchina, disponendo ormai per qualsiasi spostamento di elicotteri ed elicotteristi, ecco che ha dovuto dissimulare la chiamata giudiziaria con una (simulata) passerella istituzionale in pompa magna presso i cantieri della new town di Cerzeto.

Cerzeto è un comune della provincia di Cosenza, già noto alle cronache nazionali per esser rimasto colpito da una frana quasi sei anni or sono. In quell'evento del 7 marzo 2005 rimase danneggiata una parte della frazione "Cavallerizzo" di Cerzeto, il che indusse il celere Guido Bertolaso a decidere quel giorno stesso, seduta stante, di costruire una "nuova Cavallerizzo".

Da quel dì il gruppo dirigente della Protezione civile italiana ha imposto lo stato di emergenza che il governo, anno dopo anno, proroga e prorogherà sino a quando non saranno ultimati i lavori della new town. Da quel dì, la grande macchina bertolasiana ha chiesto e ottenuto dal governo uno stanziamento base di 60 milioni di euro l'anno per tali emergenze, con una scadenza a tre lustri. Così fu che il sottosegretario Gianni Letta, consegna nella disponibilità del Guido nazionale una somma base, a priori, di 900 milioni di euro. Nel frattempo, quasi quattro anni dopo, c'è stato il terremoto in Abruzzo.

Sta di fatto che, comunque, per Cavallerizzo di Cerzeto lo Stato ha già speso intorno ai 200 milioni di euro senza spostare un solo sassolino da quella frana avvenuta il 7 marzo 2005. E dunque, dove sono finiti tutti quei soldi? È certo questa una delle domande cui Bertolaso dovrà rispondere - e dar conto - alla procura della Repubblica di Cosenza. Una, ma non la sola. Perché oltre a dover giustificare tutti gli emolumenti assegnati a progettisti, consulenti, collaboratori e appaltatori della new town di Cerzeto, si dovrà anche occupare di spiegare come mai in quasi sei anni di "regime di emergenza" non è riuscito a spendere neppure un centesimo che fosse uno da destinare al ripristino del sito franato. Ma non è tutto.

Giacché il capo della Protezione Civile dovrà altresì premurarsi di dettagliare alla magistratura le ragioni che lo indussero ad optare per la costruzione di 300 case, quando a caderne furono soltanto 30 e dovrà magari riuscire a convincere le autorità giudiziarie della bontà di quell'idea di de-localizzare l'intero paese.

Se non bastasse, su Cavallerizzo di Cerzeto c'è tutto lo spettro di quella che è stata definita la "cricca" saltata fuori all'indomani delle indagini giudiziarie sul G8 della Maddalena in Sardegna nonché di quelle sul terremoto de L'Aquila. Infatti è proprio Cavallerizzo di Cerzeto a far da "modello" alle operazioni emergenziali volute da Bertolaso e manovrate dal fedele ed onnipresente Diego Anemone, principale punto di riferimento e attore delle ricostruzioni targate "Prociv SpA". Infatti è proprio Diego Anemone il fac-totum della new town di Cerzeto.

Ma la macchina del gruppo dirigente della Protezione civile è grande. E quando si muove deve poterlo fare con una certa agilità. Per questo c'è bisogno di una "autorizzazione" che le permetta di non osservare alcuna legge dello Stato. Detto, fatto. Una super legge dà a Bertolaso pieni poteri d'azione, al di là d'ogni limite normativo italiano.

Tessendo anzi una vera e propria "griglia legislativa" ad hoc che consentisse alla Protezione Civile di fare il comodo che più le aggradasse. Fu così che il 29 settembre 2005 il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri firmò un'ordinanza del presidente del Consiglio, la n.3463, (atto assolutamente incostituzionale poiché promanato da una legge ordinaria che, però, modifica il dettato della norma costituzionale, dunque illegittima) con la quale si mettono nelle mani di Guido Bertolaso ben 58 milioni e mezzo di euro, "a partire dall'anno 2005" e per il tempo di quindici anni. Quella di Cavallerizzo di Cerzeto, insomma fu una frana destinata a fare scuola. E che scuola.

Con una corsia preferenziale che consente alle strutture bertolasiane d'arrivare prima e meglio di tutti in Italia a qualunque fondo economico possibile e immaginabile. Perché la somma base di 60 milioni non è la sola utilizzata.

Gli organi di polizia giudiziaria cosentini, infatti, dovranno anche capire come si sia potuto "piegare" lo scopo dell'otto per mille che, dalla chiesa cattolica è stato "collettato" direttamente alle casse del gruppo preposto alla "emergenza" della "Protezione civile". Ed ecco le prove: con un Dpm del 30 gennaio 2006, Gianni Letta, ripartendo la quota dell'otto per mille dato dagli italiani alla Chiesa cattolica, stabilisce di destinare due milioni e mezzo di euro all'emergenza frana di Cerzeto. E in quel decreto sono palesi e macroscopiche le differenze, atteso che risponde a ben "1.512" domande di finanziamento per complessivi 11 milioni e 800mila euro.

Senza contare che la stessa norma esclude dai beneficiari "le pubbliche amministrazioni". Ma il punto centrale della questione è che neppure un centesimo di quei 2,5 milioni è servito a porre rimedio alla frana, poiché i soldi hanno finito per foraggiare i progetti della new town. Eppure quello dell'otto per mille era uno strumento utilizzato per tutt'altre faccende di ben altro valore sociale: almeno fino a quando quei fondi non son serviti alla grande macchina di Guido Bertolaso.

Risultato. È da quasi sei anni ormai che a Cerzeto vige un regime di emergenza che non si giustifica in nessun modo tranne che per succhiare denaro pubblico in deroga a tutte le leggi dello Stato. L'emergenza dura un anno, poi si passa a regime di ordinaria amministrazione. È da quasi sei anni ormai che il pezzo di territorio franato è rimasto così com'era dopo quel 7 marzo 2005. Nel crollo rimase coinvolta anche una strada provinciale che collega dieci comuni limitrofi, isolati e tagliati fuori dai collegamenti viari, da quella data a oggi.

I soldi spesi per la costruzione della new town ammontano sino a oggi ad oltre 70 milioni (per il solo cantiere), più i contributi pagati agli sfollati per far fronte alle spese di locazione in altri siti (circa trecento persone), più il danaro erogato a favore di consulenti e collaboratori. La frana colpì solo l'11,5% dell'abitato di Cavallerizzo (dati della stessa Protezione Civile) costituito totalmente da manufatti posticci, mentre il centro storico, risalente a quattro secoli fa (eretto dai fedeli seguaci del condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderbeg), è perfettamente integro in ogni sua parte.

I dati di rilevamento satellitare non hanno mai registrato il benché minimo spostamento del centro storico che, ben si sa, sorge sulla dura roccia. Per cui sono attualmente 270 le case mai colpite da quella frana. Non è casuale che il Ministero dei Beni Culturali abbia imposto il proprio veto su quella frazione, anzi obbligando le istituzioni al suo recupero ma, anche qui, Bertolaso ha fatto "orecchio di mercante".

Insomma, razziato il territorio, sperperato il danaro pubblico, irrisolta l'emergenza frana, Bertolaso continua a vietare agli abitanti di Cavallerizzo di fare ritorno nelle proprie vecchie ma sane e amate case, altrimenti non riuscirebbe a giustificare quel colosso edilizio (assolutamente obbrobrioso dal punto di vista estetico e architettonico, in nulla confacente al preesistente sito), del tutto identico a quelli che la Protezione Civile ha programmato di "stampare" in serie per ogni dove vi fosse uno spostamento di terra. Analoga cosa accadde in quel di San Giuliano in Puglia (uguali i costruttori, uguale la cricca), idem per l'Abruzzo, stesso copione per il Messinese salvo l'intervento deterrente della Procura fiorentina di qualche mese addietro.

E il danno non si ferma qui, se si considera che una volta ultimati i lavori di costruzione della new town, non un solo alloggio potrà essere consegnato a chiunque decida, comunque, di entrarne in possesso poiché mancheranno tutte le opere di urbanizzazione (strade, fogne, reti idriche ed elettriche), che sono a carico del comune di Cerzeto. Purtroppo c'è che il Comune è in totale collasso finanziario e non potrà in alcun modo, dunque, provvedere a tali opere.

Tanto è vero che il sindaco Giuseppe Rizzo, su specifico "ordine" del Sottosegretariato alla presidenza del Consiglio dei Ministri, ha prorogato sino al 2012 l'erogazione del Contributo di autonoma sistemazione a beneficio dei trecento sfollati. Eppure "San Guido" nella sua visita forzata del 16 settembre scorso a Cerzeto ha avuto la faccia tosta di dire che i cittadini sin dai prossimi giorni potranno godere del "possesso" dei nuovi alloggi, al solo fine però di "visionarli e decidere in che modo sistemeranno i mobili", una volta consegnate loro le chiavi.

Perciò la Procura di Cosenza vuole vederci chiaro per agire, salvo il giusto garantismo, contro ogni provato illecito (civile ma soprattutto penale). D'altronde un fermo punto d'illegittimità è già stato espresso dal Tar Lazio, lo scorso mese di aprile, inficiando il verbale col quale si stabilì di de-localizzare il paese.

http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=11095&Itemid=51

FRANE: MPA CALABRIA, DA BERTOLASO IL SOLITO METODO ANNUNCI

pubblicato 09 ago 2010, 10:21 da Cavallerizzo Vive Kajverici Rron

lunedì, 9 agosto 2010

(ANSA) – CATANZARO, 9 AGO – ‘Il sottosegretario Bertolaso e’ venuto in Calabria annunciando, insieme a Scopelliti purtroppo, un modestissimo finanziamento di circa sei milioni di euro per riparare i danni di tre disastrosi eventi che invece richiederebbero centinaia di milioni. E’ questo il solito metodo degli annunci che lasciano tutti i problemi irrisolti, cosi’ come e’ avvenuto a L’Aquila di recente’. E’ quanto si legge in una nota della segreteria regionale di *Mpa* Calabria.
‘Il Movimento per le Autonomie pretende – prosegue la nota – fatti concreti per la Calabria. Bertolaso ha superato ogni limite in questo campo ed e’ giusto che al posto di fare lezioni sulla nostra inefficienza risponda alle domande che *Mpa* Calabria pone con forza.

Come mai la Protezione civile e non la normale pubblica amministrazione ha ricostruito la frazione Cavallerizzo, in provincia di Cosenza, distrutta dalla frana, visto che i tempi sono stati tutt’altro che emergenziali?

Quale e’ stato l’ammontarereale della spesa della ricostruzione?.

E’ vero che l’impresa – aggiunge – e’ la stessa del gruppo Anemone, cioe’ della ‘cricca’, che ha operato alla Maddalena e in decine di altri cantieri della Protezione civile?

Perche’ intende continuare con lo stesso sistema nella nostra regione?

I calabresi pretendono piu’ rispetto da parte dello Stato se si vuole ancora parlare di Stato unitario, nel 150 anniversario dell’Unita”.


Nella ricostruzione della "Nuova Cavallerizzo" gli stessi personaggi dell’inchiesta di Firenze

pubblicato 21 giu 2010, 09:43 da Cavallerizzo Vive Kajverici Rron   [ aggiornato in data 21 giu 2010, 09:47 ]

LE LUNGHE MANI DELLA CRICCA SUL TERREMOTO DEL MOLISE...Nella ricostruzione gli stessi personaggi dell’inchiesta di Firenze...

Nella notte dell’Aquila qualcuno rideva. Non si sa se altri si divertirono la mattina di San Giuliano di Puglia, il 21 ottobre del 2002, quando una scossa di terremoto fece crollare la scuola “Francesco Jovine” uccidendo 27 bambini e una maestra, ma è curioso notare che i nomi del «sistema gelatinoso» nato attorno alla gestione delle emergenze fanno la loro comparsa già nella tragedia molisana. Gli incroci con le cronache   di questi giorni iniziano il 10 settembre 2004, quando il commissario alla ricostruzione (il presidente della regione Michele Iorio) viene sostituito con un’ordinanza di palazzo Chigi dal nuovo “soggetto attuatore”: l’ingegner Claudio Rinaldi, già commissario per i Mondiali di nuoto del 2009, uno dei nomi cardine dell’inchiesta fiorentina sulla cricca. Non c’è solo l’ingegnere a San Giuliano, c’è anche l’architetto, cioè Carlo Strassil, progettista della sistemazione della Statale 87 nel tratto da   Campobasso a Sant’Elia a Pianisi, appalto da 41 milioni di euro. Il nostro, arrestato ad aprile e rilasciato da poco nell’ambito dell’inchiesta pescarese sulla Statale 81 (meglio nota come “Mare-Monti”), è anche tra i progettisti che hanno ricevuto incarichi a L’Aquila nel dopoterremoto e risulterebbe aver lavorato anche a La Maddalena su incarico di Fabio De Sanctis (ex provveditore alle Opere pubbliche in Toscana, un altro degli indagati di Firenze). Strassil, comunque, impazzava   con Angelo Balducci fin dal 2000: finirono insieme sulle pagine dei giornali, con altri sei tecnici, per una consulenza d’oro (50 miliardi) sulla ferrovia Bologna-Firenze.

E’ appena il caso di dire che la Statale 87 non è ancora finita e il costo è lievitato del 50%. Gli incroci non finiscono qui. «San Giuliano Scuola Campobasso», senza altre specificazioni, si trova scritto anche nella famosa “lista Anemone”. Nel comune molisano, poi, lavora anche la “5+1 architetti associati”,
  studio genovese di Alfonso Femia e Gianluca Peluffo che ha progettato alcune delle case ricostruite dopo il terremoto e incrocia spesso le vicende del «sistema gelatinoso». E’ di “5+1” (con Rudy Ricciotti), ad esempio, il progetto del nuovo palazzo del Cinema di Venezia, cioè l’appalto pilotato «dai romani» di Balducci in cui si parla in almeno una delle intercettazioni fiorentine. Gli architetti genovesi, inoltre, lavorano (con realizzazioni sostanzialmente identiche a quelle di San Giuliano) anche   in uno dei casi di scuola del sistema di gestione delle emergenze messo in piedi da Bertolaso: Cavallerizzo di Cerzeto, in provincia di Cosenza, la cui storia è stata raccontata da questo giornale a gennaio. Nella costruzione della new town che dovrebbe prendere il posto del vecchio paese, in parte danneggiato da una grande frana, si cimenta pure il Consorzio Stabile Centro Italia, gruppo Anemone. Il soggetto attuatore, anche a Cerzeto, è l’ingegner Claudio Rinaldi. La presenza in Molise della cricca, peraltro, non si limita al dopo-terremoto. 

Scorrendo la lista degli appalti per il 150esimo dell’unità d’Italia si scopre, ad esempio, che il
  coordinatore della realizzazione del nuovo Auditorium di Isernia, un appalto da 17 milioni di euro, altri non è che Mauro Della Giovampaola, capo dello struttura di missione per il G8 a La Maddalena e altro personaggio centrale della “cricca”, mentre “responsabile unico del procedimento” è l’ingegner Riccardo Miccichè, assurto agli onori delle cronache come «il coiffeur degli Uffizi»: si tratta del 36enne siciliano, già impegnato al G8 in Sardegna col cognato di Bertolaso, Francesco Piermarini, nominato direttore dei lavori per il restauro del museo fiorentino nonostante, annotava il Ros in una informativa, un curriculum assai traballante (un posto nel cda di   “Erbe medicinali Sicilia” e una partecipazione nella “Modu’s Atelier”, parrucchiere e manicure) e un fratello responsabile tecnico della “Giusylenia srl”, azienda in odor di mafia. La passione dell’ingegner Miccichè per il restauro dei musei è comunque radicatissima, tanto che risulta essere “responsabile unico del procedimento” anche per quello di Reggio Calabria, oltre 11 milioni sempre legati al 150enario. “Commissario delegato”, in questo caso, è l’ingegner Enrico Bentivoglio, l’uomo con cui, intercettato, De Sanctis parlava della nomina agli Uffizi del «siciliano» come di uno scandalo: «Siamo proprio dei cazzari…».

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