pubblicato 13/feb/2012 07:35 da Associazione Cavallerizzo Vive - Kajverici Rron
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aggiornato in data 13/feb/2012 07:37
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Arcangelo Badolati CAVALLERIZZO Un paesaggio spettrale. Con
il vento gelido dell’inverno che sferza strade deserte e piazze
abbandonate, case ferite e palazzi vuoti. Ovunque tracce di vite
passate, di speranze e di sogni. Dal 1470, per generazioni, questo era
stato il paese della fiera gente albanese. Poi, un borbottio un po’ più
forte della terra ne ha cambiato il corso e la storia. Il sette marzo
del 2005 Cavallerizzo è diventata il luogo dei ricordi e delle
malinconie. Una frana, quella notte, inghiottì infatti una parte
dell’abitato e il sindaco fu costretto a ordinarne lo sgombero. Da sette
anni sulla frazione di Cerzeto vige lo stato di emergenza per effetto
di una ordinanza, più volte reiterata, che scadrà il prossimo 29
febbraio. Ad un chilometro di distanza è stata costruita la cosiddetta
“New town”. Il cacofonico inglesismo descrive la parte nuova del paese,
frutto dell’operatività ma pure del discusso dinamismo della Protezione
civile, guidata da Guido Bertolaso. La gente avrebbe però preferito
rimanere dov’era nata e vissuta, piuttosto che ritrovarsi trasferita in
un villaggio moderno e quasi lunare. Avrebbe preferito che tutto il
denaro investito per fare nuove abitazioni fosse invece impiegato per
rimettere in piedi gli immobili danneggiati e mettere in sicurezza il
vecchio borgo. Nessuno, tuttavia, ha voluto ascoltare. I soldi per la
ristrutturazione sarebbero stati previsti solo in favore d  ella porzione
d’un vecchio palazzo patrizio, sottoposto a vincolo storico-monumentale
solo due anni dopo il rovinoso smottamento, e riconducibile all’attuale vicesegretario generale della Camera. Gli altri plessi non“vincolati”non hanno
ottenuto finanziamenti ed ai legittimi proprietari non è rimasto altro
da fare che cambiare residenza. Sono stati tutti destinati a far da
popolo nella ricostruita Cavallerizzo. Come comparse in un film che non
avrebbero mai voluto vedere. Non tutti, però, hanno accettato supini le
decisioni del Governo e della Protezione civile. Un’associazione di
cittadini -denominata “Cavallerizzo vive” –ha impugnato davanti al Tar
del Lazio il verbale con cui era stata decisa dalla Conferenza dei
servizi, il 31 luglio del 2007, l’approvazione del progetto definitivo
della “New town”. Ed ha ottenuto dai giudici amministrativi
l’annullamento del documento. Le parti governative interessate hanno poi
fatto ricorso al Consiglio di Stato che si pronuncerà nel merito
martedì prossimo. Ma non è finita. L’associazione di cittadini ha
pure presentato nell’agosto scorso un esposto alla Procura di Cosenza,
diretta da Dario Granieri. La ragione? Verificare se il processo di
delocalizzazione sia stato compiuto nel pieno rispetto di tutte le leggi
vigenti e valutare per quale motivo, i due milioni e mezzo di euro
previsti per rimettere in piedi la strada provinciale che passava per
Cavallerizzo, siano stati invece impiegati per i lavori di
ricostruzione. L’inchiesta aperta dalla magistratura inquirente è
coperta da un rigido segreto istruttorio. Sene occupa il pm Antonio
Cestone. Considerata l’attenzione riservata alla vicenda dalle massime
autorità governative nazionali e locali è difficile pensare a profili di
illiceità penale. La società che ha ricevuto in appalto i lavori di
ricostruzione è un’associazione temporanea d’imprese, denominata Scarl,
con capogruppo un’azienda di Catanzaro, ma che coinvolge pure il
“Consorzio Stabile Centro Italia S.c.p.a.” riconducibile a quel Diego
Anemone coinvolto nell’inchiesta della Procura di Perugia sulla
cosiddetta “cricca”impegnata negli interventi disposti nel nostro Paese
dalla Protezione civile in varie occasioni. Del “Consorzio” fanno
infatti parte: L’Impresa Lungarini spa, di Paolo Lungarini (Gruppo
Anemone); la Redim 2002 srl, di Vanessa Pascucci (moglie di Diego
Anemone); Nuove Infrastrutture srl, di Francesco Lungarini (Gruppo
Anemone). Non solo: a Cerzeto hanno agito, come progettisti, gli
architetti Alfonso Femia, Gianluca Peluffo e Annalaura Spalla. Si tratta
di tecnici che si sono occupati del famigerato G8 della Maddalena, dei
Mondiali di nuoto a Roma nel 2009, della ricostruzione di San Giuliano
di Puglia e della realizzazione dell’aeroporto di Perugia. Ma il
paradosso di tutta questa vicenda, al di là dei profili di
responsabilità penale, è chela frana del marzo 2005 colpì solo il 15 per
cento dell’antico borgo costituito solo da case più moderne (estensione
della frazione), mentre il centro storico rimase largamente integro
com’era da secoli. Lassù ci sono 240 case assolutamente mai interessate
dal movimento franoso. Nel luglio del 2009, il Ministero dei Beni
Culturali pose un veto al divieto di demolizione dei manufatti
esistenti. Quasi fosse un implicito invito al recupero del borgo fondato
dagli arberesche fuggiti, quattro secoli fa, dall’Albania per scampare
alla furia degli ottomani. Gazzetta del Sud Venerdì 10 Febbraio 2012, pagina 25 |
pubblicato 05/feb/2011 11:44 da Associazione Cavallerizzo Vive - Kajverici Rron
Cavallerizzo di Cerzeto, 05.02.2011
Oggetto: Consegna farsa della “New Town” (Nuova Cavallerizzo) a Pianette di Cerzeto.
Questa mattina apprendiamo che nel ghetto di Pianette (Nuova Cavallerizzo) sarebbero stati firmati una trentina di pre-contratti di permuta. Questi 30 (circa) sfollati si sarebbero cioè impegnati a cedere la loro vecchia proprietà di Cavallerizzo in cambio del nuovo, angusto, alloggio popolare costruito dalla “famigerata Cricca” a Pianette di Cerzeto. Facciamo i migliori auguri ai “beneficiari”, ma dobbiamo ricordare che questa mattina NESSUN APPARTAMENTO E' STATO CONSEGNATO. Tutto questo mentre è stato prorogato, nuovamente, lo stato di emergenza fino al 30 giugno 2011. Ci giunge voce che, l’Amministrazione Comunale, nel disperato tentativo di mascherare il clamoroso fallimento a cui va incontro, dice che alcuni iscritti all’associazione “Cavallerizzo Vive – Kajverici Rron” avrebbero firmato il suddetto documento. Non ci risulta. Ciò che invece risulta è che alcune delle persone contattate personalmente (via telefono) dall’Amministrazione Comunale affinché disponessero la firma, questa mattina sul famigerato pre-contratto, non si sono presentate. Molti sono infatti i punti da chiarire e non tutti a Cavallerizzo sono “raggirabili” dagli Amministratori del Comune di Cerzeto. Alla presenza del Prefetto, di un funzionario della Protezione Civile e delle Autorità militari, si è consumata insomma l’ennesima pagliacciata fine a se stessa, nulla di concreto è avvenuto perché ribadiamo che nessun alloggio è stato consegnato anche perché i lavori sono tuttora in corso. Ai firmatari del contratto provvisorio sono state consegnate “solo simbolicamente” le chiavi degli alloggi senza poterci effettivamente abitare. Gli amministratori del Comune di Cerzeto ancora una volta credono di prendere in giro persone comuni e media, ma non hanno capito che i distratti ed i confusi sono proprio loro. Ricordiamo che i lavori dovevano terminare dopo 900 giorni dalla posa della prima pietra. Quindi dal 10.10.2007 al 28.03.2010. Invece vi è stata un prima proroga di altri 300 giorni arrivando quindi al 22.01.2011. Ulteriormente il 28 gennaio scorso è stato ri-prorogato lo stato d'emergenza come già sopra indicato. Quindi, ancora è tutto da definire, gli sfollati devono attendere prima di poter firmare il contratto definitivo ed abitare concretamente le abitazioni popolari, mentre il fallimento di questa orrenda new town è già sotto gli occhi di tutti. Questo progetto prevede la ricostruzione di 264 unità abitative, ma mancano del tutto la Chiesa e la Scuola e tante altre opere di urbanizzazione. Ribadiamo anche che la delocalizzazione è stata imposta alla popolazione, abbandonando del tutto l'antico paese nonostante la frana del 7 marzo 2005 abbia interessato solo l'11,5% di Cavallerizzo, lasciando intatto tutto il Centro storico, perfettamente agibile. Le nostre azioni legali per il recupero dell'autentico Cavallerizzo andranno avanti e si faranno sempre più pressanti. Il Consiglio Direttivo
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pubblicato 23/gen/2011 20:40 da Associazione Cavallerizzo Vive - Kajverici Rron
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aggiornato in data 24/gen/2011 13:34
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Cavallerizzo di Cerzeto, 22.01.2011:
Nella vicenda della ricostruzione di Cavallerizzo sembra si stia arrivando all’epilogo. Al di là delle dichiarazioni entusiastiche è forse il caso di ricordare che l’epilogo è stato preannunciato da diversi anni, per la precisione da almeno tre anni. Senza andare a rivangare tutte le promesse mancate, almeno una è il caso di ricordarla perché risale a pochissimo tempo fa. Lo scorso 16 settembre venne a Cerzeto l'ex Capo della Protezione Civile Nazionale Guido Bertolaso e la sua visita ebbe una grande eco su tutti i media locali. I telegiornali di quel giorno ed i quotidiani dello scorso 17 settembre gli dedicarono grande spazio riportando le sue dichiarazioni: “Tutte nelle case entro Natale”; “Prima di Natale tutti avranno una casa” ecc... Alle dichiarazioni di Bertolaso si associarono sia l'ex prefetto di Cosenza A. Reppucci in qualita' di soggetto attuatore della “new town” di Cerzeto, sia il Sindaco e sia qualche suo assessore molto distratto. La nostra Associazione si disse certa, invece, che nulla sarebbe accaduto a Natale e che questa era l’ennesima presa in giro. Le nostre considerazioni furono riportate dai giornali, ma molti presero queste dichiarazioni come quelle di un gruppo di guastafeste. Ma ora che il Natale è trascorso e siamo giunti alla data di fine lavori, abbiamo la possibilità di confrontare quelle nostre considerazioni con la realtà. Come detto sopra gli organi di informazione hanno ritenuto importante dare molto spazio alle dichiarazioni di Bertolaso dello scorso settembre (consegna degli alloggi a Natale) e ciò è ineccepibile, ciò che appare invece a noi discutibile è che, con la lodevole eccezione di Calabria Ora, tutti hanno ritenuto non degno di attenzione il fatto che a Natale non sia successo assolutamente nulla. Per quanto riguarda le dichiarazione del Sindaco di Cerzeto riportate su Calabria Ora del 22 gennaio, egli dice che consegnerà le prime case “nei prossimi giorni” ed “entro venti giorni consegneremo tutti gli altri alloggi” ma poi pur ribadendo ciò, dice che c’è un problema che riguarda il rogito. Si consegnerà senza rogito? A che titolo? Aggiunge inoltre che le opere di urbanizzazione verranno completate nei prossimi mesi. Consegnano anche senza opere di urbanizzazione? Il primo cittadino dovrebbe tener conto del fatto che probabilmente i problemi dei rogiti saranno di secondaria importanza rispetto ad altri problemi e precisamente; accatastamenti, abusivismi mancanza di certificazioni dell’abitabilità, tutte circostanze presenti nella vecchia Cavallerizzo, e che probabilmente sono sfuggite in sede di ricostruzione. Altro problema al quale i soggetti coinvolti nella delocalizzazione saranno chiamati a rispondere è quello dei 2.500.000 euro dei “fondi otto per mille” destinati a bonificare la frana del 7 marzo 2005, e poi “distratti” sulla new town. Il Sindaco smentisce le indiscrezioni su una presunta proroga di alcuni mesi in merito al calendario dei lavori e poi annuncia una proroga dello stato di emergenza di alcuni mesi (fino a giugno). La confusione regna sovrana. Ricordiamo al Sindaco e a quei suoi assessori molto distratti che l'ultima dichiarazione di stato d'emergenza (Prorogato con DPCM del 04-02-2010) scadrà il 31.01.2011 e citiamo testualmente, motiva tale scadenza così: “Considerato che è in fase di ultimazione la realizzazione degli interventi di delocalizzazione e di ricostruzione della frazione di Cavallerizzo che consente alla popolazione colpita dal succitato evento calamitoso di riprendere le normali condizioni di vita in condizioni di sicurezza”. Tutto questo era previsto perché appunto i lavori dovevano terminare e quindi consegnare gli alloggi popolari agli sfollati di Cavallerizzo. Però come già ribadito nell'articolo di ieri su Calabria Ora, il conto alla rovescia è terminato , ma i lavori sono ancora in alto mare. Il Sindaco di Cerzeto, conclude poi dicendo che gli “scettici si stanno avvicinando”. Noi dell'Associazione non siamo scettici, noi siamo contrari che è diverso. Non abbiamo mai firmato alcun documento relativo agli alloggi del ghetto e né lo faremo mai, non ci siamo mai recati al ghetto a vedere i “nostri” appartamenti popolari, né lo faremo mai. Lamentele, di ogni tipo invece, vengono espresse da altri nostri concittadini che dall'inizio hanno abbracciato l’idea della delocalizzazione ed adesso sembrano essersene pentiti, al contrario di quello che dice il Sindaco. Chiudiamo ribadendo le nostre perplessità in merito alla imminente ultimazione del ghetto di Cerzeto e ricordiamo ai lettori che con dei calcoli molto ottimistici, gli occupanti dei nuovi alloggi popolari (con residenza continua e permanente), potrebbero raggiungere un massimo del 30% sul totale costruito. Il Consiglio Direttivo Cavallerizzo Vive - Kajverici Rron |
pubblicato 04/gen/2011 08:51 da Associazione Cavallerizzo Vive - Kajverici Rron
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aggiornato in data 04/gen/2011 11:06
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Soldi e leggi lampo per foraggiare le ricostruzioni di Anemone e Bertolaso
COSENZA
Dove sono finiti i soldi destinati a ripristinare l’area colpita dalla
frana il 7 marzo 2005 nel territorio di Cerzeto? È certo questa
una
delle domande cui l’ex capo della protezione civile, Guido Bertolaso,
potrebbe trovarsi a dover rispondere alla magistratura cosentina.
Secondo alcune indiscrezioni infatti pare che la procura della
repubblica di Cosenza stia indagando su una ipotesi di sperpero
di
denaro pubblico nella realizzazione di quella new town, ormai in via di
ultimazione, progettata subito dopo l’evento franoso.
Lo staff capeggiato sino a un paio di mesi da Bertolaso potrebbe
trovarsi anche a dover giustificare tutti gli emolumenti assegnati a
progettisti, consulenti, collaboratori e appaltatori della
ricostruzione di Cavallerizzo. Ma l’aspetto macroscopico dell’intera
vicenda è costituito dal fatto che in quasi sei anni di regime di
emergenza non sia stato speso neppure un centesimo per il ripristino
del sito franato. E sembra che sia proprio su questo che gli inquirenti
potrebbero voler fare piena luce. Ma non è tutto. Giacché l’ex capo
della Protezione Civile potrebbe altresì ritrovarsi a dover dettagliare
le ragioni che lo indussero ad optare per la costruzione di 300 case,
quando a caderne furono soltanto 30 e dovrà magari riuscire a
convincere della bontà di quell’idea di de-localizzare l’intero paese,
visto che recenti dati dimostrerebbero la totale e definitiva stabilità
del vecchio abitato.
Se non bastasse, su Cavallerizzo di Cerzeto c’è tutto lo spettro di
quella “cricca” saltata fuori all’indomani delle indagini giudiziarie
sul G8 della Maddalena in Sardegna nonché di quelle sul terremoto de
L’Aquila. Infatti è proprio Cavallerizzo di Cerzeto a far da “modello”
alle operazioni emergenziali architettate da Bertolaso e manovrate dal
fedele e onnipresente Diego Anemone, principale punto d
i riferimento e
attore delle ricostruzioni targate “Prociv SpA”. È proprio Diego
Anemone il fac-totum della new town di Cerzeto. La società che ha
ricevuto in appalto i lavori è, infatti un’associazione temporanea tra
imprese denominata Scarl, con capogruppo la ditta Costruzioni Zinzi
srl, di Catanzaro, titolare del 51% dell’appalto. Mentre il restante
49% è diretta filiazione del Gruppo Anenome che si presenta in Calabria
con il Consorzio Stabile Centro Italia S.c.p.a.. Del gruppo fanno
parte: Impresa Lungarini Spa, di Paolo Lungarini, (gruppo Anemone);
Redim 2002 Srl, di Vanessa Pascucci (moglie di Diego Anemone, ovvero
gruppo Anemone); Nuove Infrastrutture Srl, di Francesco Lungarini
(gruppo Anemone); Marrollo Costruzioni Srl, di Cavaliere Calogero
Riccardo Marrollo (Presidente di Confindustria Abruzzo); Società
Meridionale Inerti Srl, (Gruppo Marrollo). E non è tutto. Perché ad
aver subodorato l’affare new town, anche loro sono i soliti che
compaiono in tutti gli affari targati Prociv-Bertolaso: c’è lo studio
5+1AA Agenzia di architettura di Alfonso Femia & Gianluca Peluffo,
l’architetto Annalaura Spalla e l’architetto Pierfilippo Cesarini. Un
terzetto di tutto rispetto, per essersi occupato del famigerato G8 alla
Maddalena ma anche dei mondiali di nuoto a Roma del 2009, della
costruzione dell’aeroporto di Perugia, dell’agenzia spaziale italiana,
della ricostruzione di San Giuliano di Puglia, nonché di tutta un’altra
serie di lavori finiti sotto la voce “Grandi opere” alla vigilia di
quell’emendamento che Gianni Letta stava per approvare un anno fa e che
avrebbe portato la protezione civile a trasformarsi in una vera e
propria Società per Azioni. Tentativo bloccato anche dalle inchieste
giudiziarie avviate in Sardegna. I super poteri della protezione civile di Bertolaso negli ultimi sei
anni almeno hanno letteralmente fatto man bassa di risorse economiche e
di leggi ad personam. E quasi sempre sotto ogni provvedimento c’è la
firma di Gianni Letta. A partire almeno, per il caso che ci riguarda,
dal 29 settembre 2005, quando Letta firmò un’ordinanza del presidente
del Consiglio, la n.3463, (atto assolutamente incostituzionale poiché
promanato da una legge ordinaria che, però, modifica il dettato della
norma costituzionale) con la quale si mettono nelle mani di Guido
Bertolaso ben 58 milioni e mezzo di euro, «a partire dall’anno 2005» e
per il tempo di quindici anni. Quella di Cavallerizzo di Cerzeto,
insomma fu una frana destinata a fare scuola. E che scuola. Con una
corsia preferenziale che consente alle strutture bertolasiane
d’arrivare prima e meglio di tutti in Italia a qualunque fondo
economico possibile e immaginabile. Perché la somma base di 58 milioni
non è la sola utilizzata.
C’è infatti da capire anche come si sia potuto “piegare” lo scopo
dell’otto per mille che, dalla chiesa cattolica è stato “collettato”
direttamente alle casse della cricca. Ed ecco le prove: con un Dpm del
30 gennaio 2006, sempre Letta, ripartendo la quota dell’otto per mille
dato dagli italiani alla Chiesa cattolica, stabilisce di destinare due
milioni e mezzo di euro a quella che, testualmente, è definita nel
provvedimento come «emergenza frana di Cerzeto». In quel decreto sono
palesi e macroscopiche le differenze, atteso che risponde a ben 1.512
domande di finanziamento per complessivi 11 milioni e 800mila euro.
Senza contare che la stessa norma esclude dai beneficiari «le pubbliche
amministrazioni». Ma il punto centrale della questione è che neppure un
centesimo di quei 2,5 milioni è servito a porre rimedio alla frana,
poiché i soldi hanno finito per foraggiare i progetti della new town.
Eppure quello dell’otto per mille era uno strumento utilizzato per
tutt’altre faccende di ben altro valore sociale: almeno fino a quando
quei fondi non son serviti alla grande macchina di Guido Bertolaso.
Risultato. È da quasi sei anni ormai che a Cerzeto vige un regime di
emergenza che non si giustifica in nessun modo tranne che per succhiare
denaro pubblico in deroga a tutte le leggi dello Stato (l’emergenza
dura un anno, poi si passa a regime di ordinaria amministrazione). È da
quasi sei anni ormai che il pezzo di territorio franato è rimasto così
com’era dopo quel 7 marzo 2005. Nel crollo rimase coinvolta anche una
strada provinciale che collega dieci comuni limitrofi, isolati e
tagliati fuori dai collegamenti viari, da quella data a oggi. La frana
colpì solo l’11,5% dell’abitato di Cavallerizzo (dati della stessa
Protezione Civile) costituito totalmente da manufatti posticci, mentre
il centro storico, risalente a quattro secoli fa è perfettamente
integro in ogni sua parte. I dati di rilevamento satellitare non hanno
mai registrato il benché minimo spostamento del centro storico. Per cui
sono attualmente 270 le case mai colpite da quella frana. Non è casuale
che il Ministero dei Beni Culturali abbia imposto il proprio veto su
quella frazione, anzi obbligando le istituzioni al suo recupero ma,
anche qui, Bertolaso ha fatto orecchio di mercante. Insomma, irrisolta l’emergenza frana, la protezione civile continua a
vietare agli abitanti di Cavallerizzo di fare ritorno nelle proprie
vecchie ma sane e amate case. Sorge il sospetto che senza il divieto
d’accesso al vecchio sito, difficilmente si riuscirebbe a giustificare
quel colosso edilizio “stampato” cento metri a valle, del tutto
identico a quelli che la protezione civile ha programmato in serie per
ogni dove vi fosse uno spostamento di terra. Analoga cosa accadde in
quel di San Giuliano in Puglia (uguali i costruttori, uguale la
cricca), idem per l’Abruzzo, stesso copione per il Messinese salvo
l’intervento deterrente della Procura fiorentina di qualche mese
addietro.
E il danno non si ferma qui, se si considera che non un solo alloggio
della new town potrà essere consegnato a chiunque decida, comunque, di
entrarne in possesso poiché mancheranno tutte le opere di
urbanizzazione (strade, fogne, reti idriche ed elettriche), che sono a
carico del comune di Cerzeto che, purtroppo è in totale collasso
finanziario e non potrà in alcun modo provvedere a tali opere. Ma che
gli alloggi della new town non sarebbero stati consegnati alla fine
dell’anno appena lasciato, lo si sapeva già dai primi giorni di
settembre 2009, allorquando l’amministrazione comunale prorogava sino
al 2012 l'erogazione del contributo specifico destinato agli sfollati.
Si chiama contributo di autonoma sistemazione (Cas) e fu istituito
dalla presidenza del consiglio dei ministri pochi giorni dopo la frana
che colpì, il 7 marzo 2005, una parte del territorio di questo comune
italo-albanese del Cosentino.
LUIGI GUIDO - CALABRIA ORA pag 14 martedì 4 gennaio |
pubblicato 10/nov/2010 09:38 da Associazione Cavallerizzo Vive - Kajverici Rron
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aggiornato in data 10/nov/2010 11:07
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Cavallerizzo di Cerzeto, 10.11.2010
Oggetto: Risposta alla missiva del Comune di Cerzeto inviata alla gente di Cavallerizzo nel periodo settembre-ottobre 2010 per la richiesta degli atti di proprietà delle case. Dopo la incomprensibile visita di Bertolaso dello scorso 16 settembre nel cantiere di Cerzeto, ai cittadini di Cavallerizzo viene recapitata una ancora più incomprensibile lettera raccomandata da parte del Comune di Cerzeto. Il contenuto di tale lettera ha veramente dell’incredibile! Si legge, nella raccomandata, che lo scopo di tale missiva e quello di “avviare la predisposizione degli atti preliminari al trasferimento degli immobili ricostruiti…” e, continua: “A tal uopo si invita la S.V. a produrre, consapevole di quanto disposto dall’articolo 495 del C.P., una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà ai sensi dell’articolo 47 del D.P.R. 28 dicembre, n. 445, che si allega alla presente nota, attestante il diritto di proprietà o altro titolo reale di godimento sull’immobile sito nella frazione Cavallerizzo del comune di Cerzeto (CS), precisando…”, segue la richiesta di precisare se si è proprietari a titolo esclusivo, comproprietari o altro. La lettera prosegue precisando che, nel caso in cui il destinatario sia veramente proprietario, questi deve “… presentare, di persona o tramite un suo rappresentante munito di apposito atto di delega o a mezzo raccomandata A/R, copia del titolo di proprietà della particella di cui trattasi (atto di acquisto, atto di successione e/o donazione, ecc.)”. Tutto ciò appare paradossale ed incredibile al tempo stesso. Si fa richiesta di documenti che dovrebbero essere nella disponibilità della pubblica amministrazione ormai da anni. Come hanno fatto a costruire le case se non sulla base di questi dati? Sembra, invece, che la Protezione Civile Nazionale, spinta dalla sua furia cementificatrice, abbia ricostruito tutto ciò che a Cavallerizzo aveva le vaghe sembianze di un fabbricato; non importava se questo fosse accatastato o lo fosse solo in parte, oppure se fosse parzialmente o totalmente abusivo o, ancora, se fosse munito o meno del certificato di abitabilità. Non si sono preoccupati nemmeno di identificare i legittimi proprietari (come attesta la lettera), e adesso si affannano a cercarli. Inoltre, urge sottolineare che, mentre sono stati impiegati tantissimi milioni di euro per edificare un nuovo, squallido, insediamento popolare, nulla è stato speso per la salvaguardia del paese originario. Cavallerizzo (minoranza etnica, storica e linguistica “Arbereshe”, risalente al 1470 d.c.) rimane ancora abbandonato, ma integro come da secoli in quanto solo l’11,5% è stato colpito dalla frana del 2005. Vige, da quasi 6 anni, uno stato di emergenza senza che né il Comune di Cerzeto né la Protezione Civile o altri Enti abbiano attuato o programmato un benché minimo intervento di bonifica della frana. Ci domandiamo se in tutto ciò non ci sia qualcosa di poco lecito, se ci siano gli estremi di una denuncia per spreco di denaro pubblico. In tal caso sarebbe più che opportuno l’intervento chiarificatore della Magistratura. Chiudiamo con la ciliegina sulla torta. Il Comune pretende una risposta a tale lettera nel termine perentorio di trenta giorni altrimenti, si legge testualmente,: “Il mancato riscontro a quanto richiesto sarà valutato ai fini dell’assegnazione dell’immobile sostitutivo”. Una frase quest’ultima che suona sibillina, quasi minacciosa, non si capisce cosa si intende con “sarà valutato”, se l’avente diritto risponde dopo quaranta giorni anziché trenta, il Comune ha la facoltà di non assegnare “l’immobile sostitutivo”? È chiaro che non è così. Suggeriamo, pertanto, agli amministratori del Comune di Cerzeto di non arrogarsi prerogative che non hanno e che non avranno mai. Resta il fatto che, la missiva di cui in oggetto, ripete di nuovo, come da anni, la solita formuletta magica alla gente di Cavallerizzo: “…al fine di predisporre gli atti preliminari al trasferimento degli immobili ricostruiti…”. Tale frase, ridicola, serve solo a giustificare il tempo perso sinora e prenderne dell’altro, dato che il nuovo quartiere popolare è ancora incompleto e i tempi sono già slittati di un anno. A questo punto gli attori della crudele ed insensata delocalizzazione di Cavallerizzo farebbero meglio a tacere, dato che di bugie e promesse non esaudite ne hanno già dette tante.
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pubblicato 19/set/2010 19:36 da Associazione Cavallerizzo Vive - Kajverici Rron
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aggiornato in data 19/set/2010 19:53
]
domenica 19 settembre 2010
di LUIGI GUIDO
Chi non riusciva a spiegarsi come mai Guido Bertolaso
avesse "deciso" di tornare improvvisamente in Calabria dopo esservi
stato una settimana prima, lo ha capito giusto dopo qualche ora dal suo
arrivo. Ad aspettarlo a Cosenza c'erano tutte le forze dell'ordine del
territorio, con in testa il procuratore capo presso il Tribunale della
città capoluogo. E siccome Bertolaso non ama viaggiare in macchina,
disponendo ormai per qualsiasi spostamento di elicotteri ed
elicotteristi, ecco che ha dovuto dissimulare la chiamata giudiziaria
con una (simulata) passerella istituzionale in pompa magna presso i
cantieri della new town di Cerzeto.
Cerzeto
è un comune della provincia di Cosenza, già noto alle cronache
nazionali per esser rimasto colpito da una frana quasi sei anni or sono.
In quell'evento del 7 marzo 2005 rimase danneggiata una parte della
frazione "Cavallerizzo" di Cerzeto, il che indusse il celere Guido
Bertolaso a decidere quel giorno stesso, seduta stante, di costruire una
"nuova Cavallerizzo".
Da
quel dì il gruppo dirigente della Protezione civile italiana ha imposto
lo stato di emergenza che il governo, anno dopo anno, proroga e
prorogherà sino a quando non saranno ultimati i lavori della new town.
Da quel dì, la grande macchina bertolasiana ha chiesto e ottenuto dal
governo uno stanziamento base di 60 milioni di euro l'anno per tali
emergenze, con una scadenza a tre lustri. Così fu che il sottosegretario
Gianni Letta, consegna nella disponibilità del Guido nazionale
una somma base, a priori, di 900 milioni di euro. Nel frattempo, quasi
quattro anni dopo, c'è stato il terremoto in Abruzzo.
Sta
di fatto che, comunque, per Cavallerizzo di Cerzeto lo Stato ha già
speso intorno ai 200 milioni di euro senza spostare un solo sassolino da
quella frana avvenuta il 7 marzo 2005. E dunque, dove sono finiti tutti
quei soldi? È certo questa una delle domande cui Bertolaso dovrà
rispondere - e dar conto - alla procura della Repubblica di Cosenza.
Una, ma non la sola. Perché oltre a dover giustificare tutti gli
emolumenti assegnati a progettisti, consulenti, collaboratori e
appaltatori della new town di Cerzeto, si dovrà anche occupare di
spiegare come mai in quasi sei anni di "regime di emergenza" non è
riuscito a spendere neppure un centesimo che fosse uno da destinare al
ripristino del sito franato. Ma non è tutto.
Giacché
il capo della Protezione Civile dovrà altresì premurarsi di dettagliare
alla magistratura le ragioni che lo indussero ad optare per la
costruzione di 300 case, quando a caderne furono soltanto 30 e dovrà
magari riuscire a convincere le autorità giudiziarie della bontà di
quell'idea di de-localizzare l'intero paese.
Se
non bastasse, su Cavallerizzo di Cerzeto c'è tutto lo spettro di quella
che è stata definita la "cricca" saltata fuori all'indomani delle
indagini giudiziarie sul G8 della Maddalena in Sardegna nonché di quelle
sul terremoto de L'Aquila. Infatti è proprio Cavallerizzo di Cerzeto a
far da "modello" alle operazioni emergenziali volute da Bertolaso e
manovrate dal fedele ed onnipresente Diego Anemone, principale punto di
riferimento e attore delle ricostruzioni targate "Prociv SpA". Infatti è
proprio Diego Anemone il fac-totum della new town di Cerzeto.
Ma
la macchina del gruppo dirigente della Protezione civile è grande. E
quando si muove deve poterlo fare con una certa agilità. Per questo c'è
bisogno di una "autorizzazione" che le permetta di non osservare alcuna
legge dello Stato. Detto, fatto. Una super legge dà a Bertolaso pieni
poteri d'azione, al di là d'ogni limite normativo italiano.
Tessendo
anzi una vera e propria "griglia legislativa" ad hoc che consentisse
alla Protezione Civile di fare il comodo che più le aggradasse. Fu così
che il 29 settembre 2005 il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio dei Ministri firmò un'ordinanza del presidente del Consiglio,
la n.3463, (atto assolutamente incostituzionale poiché promanato da una
legge ordinaria che, però, modifica il dettato della norma
costituzionale, dunque illegittima) con la quale si mettono nelle mani
di Guido Bertolaso ben 58 milioni e mezzo di euro, "a partire dall'anno
2005" e per il tempo di quindici anni. Quella di Cavallerizzo di
Cerzeto, insomma fu una frana destinata a fare scuola. E che scuola.
Con
una corsia preferenziale che consente alle strutture bertolasiane
d'arrivare prima e meglio di tutti in Italia a qualunque fondo economico
possibile e immaginabile. Perché la somma base di 60 milioni non è la
sola utilizzata.
Gli
organi di polizia giudiziaria cosentini, infatti, dovranno anche capire
come si sia potuto "piegare" lo scopo dell'otto per mille che, dalla
chiesa cattolica è stato "collettato" direttamente alle casse del gruppo
preposto alla "emergenza" della "Protezione civile". Ed ecco le prove:
con un Dpm del 30 gennaio 2006, Gianni Letta, ripartendo la quota
dell'otto per mille dato dagli italiani alla Chiesa cattolica,
stabilisce di destinare due milioni e mezzo di euro all'emergenza frana
di Cerzeto. E in quel decreto sono palesi e macroscopiche le differenze,
atteso che risponde a ben "1.512" domande di finanziamento per
complessivi 11 milioni e 800mila euro.
Senza
contare che la stessa norma esclude dai beneficiari "le pubbliche
amministrazioni". Ma il punto centrale della questione è che neppure un
centesimo di quei 2,5 milioni è servito a porre rimedio alla frana,
poiché i soldi hanno finito per foraggiare i progetti della new town.
Eppure quello dell'otto per mille era uno strumento utilizzato per
tutt'altre faccende di ben altro valore sociale: almeno fino a quando
quei fondi non son serviti alla grande macchina di Guido Bertolaso.
Risultato.
È da quasi sei anni ormai che a Cerzeto vige un regime di emergenza che
non si giustifica in nessun modo tranne che per succhiare denaro
pubblico in deroga a tutte le leggi dello Stato. L'emergenza dura un
anno, poi si passa a regime di ordinaria amministrazione. È da quasi sei
anni ormai che il pezzo di territorio franato è rimasto così com'era
dopo quel 7 marzo 2005. Nel crollo rimase coinvolta anche una strada
provinciale che collega dieci comuni limitrofi, isolati e tagliati fuori
dai collegamenti viari, da quella data a oggi.
I
soldi spesi per la costruzione della new town ammontano sino a oggi ad
oltre 70 milioni (per il solo cantiere), più i contributi pagati agli
sfollati per far fronte alle spese di locazione in altri siti (circa
trecento persone), più il danaro erogato a favore di consulenti e
collaboratori. La frana colpì solo l'11,5% dell'abitato di Cavallerizzo
(dati della stessa Protezione Civile) costituito totalmente da manufatti
posticci, mentre il centro storico, risalente a quattro secoli fa
(eretto dai fedeli seguaci del condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderbeg), è perfettamente integro in ogni sua parte.
I
dati di rilevamento satellitare non hanno mai registrato il benché
minimo spostamento del centro storico che, ben si sa, sorge sulla dura
roccia. Per cui sono attualmente 270 le case mai colpite da quella
frana. Non è casuale che il Ministero dei Beni Culturali abbia imposto
il proprio veto su quella frazione, anzi obbligando le istituzioni al
suo recupero ma, anche qui, Bertolaso ha fatto "orecchio di mercante".
Insomma,
razziato il territorio, sperperato il danaro pubblico, irrisolta
l'emergenza frana, Bertolaso continua a vietare agli abitanti di
Cavallerizzo di fare ritorno nelle proprie vecchie ma sane e amate case,
altrimenti non riuscirebbe a giustificare quel colosso edilizio
(assolutamente obbrobrioso dal punto di vista estetico e architettonico,
in nulla confacente al preesistente sito), del tutto identico a quelli
che la Protezione Civile ha programmato di "stampare" in serie per ogni
dove vi fosse uno spostamento di terra. Analoga cosa accadde in quel di
San Giuliano in Puglia (uguali i costruttori, uguale la cricca), idem
per l'Abruzzo, stesso copione per il Messinese salvo l'intervento
deterrente della Procura fiorentina di qualche mese addietro.
E
il danno non si ferma qui, se si considera che una volta ultimati i
lavori di costruzione della new town, non un solo alloggio potrà essere
consegnato a chiunque decida, comunque, di entrarne in possesso poiché
mancheranno tutte le opere di urbanizzazione (strade, fogne, reti
idriche ed elettriche), che sono a carico del comune di Cerzeto.
Purtroppo c'è che il Comune è in totale collasso finanziario e non potrà
in alcun modo, dunque, provvedere a tali opere.
Tanto è vero che il sindaco Giuseppe Rizzo,
su specifico "ordine" del Sottosegretariato alla presidenza del
Consiglio dei Ministri, ha prorogato sino al 2012 l'erogazione del
Contributo di autonoma sistemazione a beneficio dei trecento sfollati.
Eppure "San Guido" nella sua visita forzata del 16 settembre scorso a
Cerzeto ha avuto la faccia tosta di dire che i cittadini sin dai
prossimi giorni potranno godere del "possesso" dei nuovi alloggi, al
solo fine però di "visionarli e decidere in che modo sistemeranno i
mobili", una volta consegnate loro le chiavi.
Perciò la Procura di Cosenza vuole vederci chiaro per agire, salvo il giusto garantismo,
contro ogni provato illecito (civile ma soprattutto penale). D'altronde
un fermo punto d'illegittimità è già stato espresso dal Tar Lazio, lo
scorso mese di aprile, inficiando il verbale col quale si stabilì di
de-localizzare il paese. http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=11095&Itemid=51
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pubblicato 09/ago/2010 10:21 da Associazione Cavallerizzo Vive - Kajverici Rron
lunedì, 9 agosto 2010
(ANSA) – CATANZARO, 9 AGO – ‘Il sottosegretario Bertolaso
e’ venuto in Calabria annunciando, insieme a Scopelliti purtroppo, un
modestissimo finanziamento di circa sei milioni di euro per riparare i
danni di tre disastrosi eventi che invece richiederebbero centinaia di
milioni. E’ questo il solito metodo degli annunci che lasciano tutti i
problemi irrisolti, cosi’ come e’ avvenuto a L’Aquila di recente’. E’
quanto si legge in una nota della segreteria regionale di *Mpa*
Calabria.
‘Il Movimento per le Autonomie pretende – prosegue la nota – fatti
concreti per la Calabria. Bertolaso ha superato ogni limite in questo
campo ed e’ giusto che al posto di fare lezioni sulla nostra
inefficienza risponda alle domande che *Mpa* Calabria pone con forza.
Come mai la Protezione civile e non la normale pubblica amministrazione
ha ricostruito la frazione Cavallerizzo, in provincia di Cosenza,
distrutta dalla frana, visto che i tempi sono stati tutt’altro che
emergenziali?
Quale e’ stato l’ammontarereale della spesa della
ricostruzione?.
E’ vero che l’impresa – aggiunge – e’ la stessa del gruppo Anemone,
cioe’ della ‘cricca’, che ha operato alla Maddalena e in decine di altri
cantieri della Protezione civile?
Perche’ intende continuare con lo
stesso sistema nella nostra regione?
I calabresi pretendono piu’
rispetto da parte dello Stato se si vuole ancora parlare di Stato
unitario, nel 150 anniversario dell’Unita”.
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pubblicato 21/giu/2010 09:43 da Associazione Cavallerizzo Vive - Kajverici Rron
[
aggiornato in data 21/giu/2010 09:47
]
Nella notte dell’Aquila qualcuno rideva.
Non si sa se altri si divertirono la mattina di San Giuliano di Puglia,
il 21 ottobre del 2002, quando una scossa di terremoto fece crollare
la scuola “Francesco Jovine” uccidendo 27 bambini e una maestra, ma è
curioso notare che i nomi del «sistema gelatinoso» nato attorno alla
gestione delle emergenze fanno la loro comparsa già nella tragedia
molisana. Gli incroci con le cronache di
questi giorni iniziano il 10 settembre 2004, quando il commissario alla
ricostruzione (il presidente della regione Michele Iorio) viene
sostituito con un’ordinanza di palazzo Chigi dal nuovo “soggetto
attuatore”: l’ingegner Claudio Rinaldi, già commissario per i Mondiali
di nuoto del 2009, uno dei nomi cardine dell’inchiesta fiorentina sulla
cricca. Non c’è solo l’ingegnere a San Giuliano, c’è anche
l’architetto, cioè Carlo Strassil, progettista della sistemazione della
Statale 87 nel tratto da
Campobasso a Sant’Elia a Pianisi,
appalto da 41 milioni di euro. Il nostro, arrestato ad aprile e
rilasciato da poco nell’ambito dell’inchiesta pescarese sulla Statale
81 (meglio nota come “Mare-Monti”), è anche tra i progettisti che hanno
ricevuto incarichi a L’Aquila nel dopoterremoto e risulterebbe aver
lavorato anche a La Maddalena su incarico di Fabio De Sanctis (ex
provveditore alle Opere pubbliche in Toscana, un altro degli indagati
di Firenze). Strassil, comunque, impazzava con Angelo Balducci fin dal 2000:
finirono insieme sulle pagine dei giornali, con altri sei tecnici, per
una consulenza d’oro (50 miliardi) sulla ferrovia Bologna-Firenze.
E’ appena il caso di dire che la Statale 87 non è ancora finita e il
costo è lievitato del 50%. Gli incroci non finiscono qui. «San Giuliano
Scuola Campobasso», senza altre specificazioni, si trova scritto anche
nella famosa “lista Anemone”. Nel comune molisano, poi, lavora anche
la “5+1 architetti associati”, studio genovese di Alfonso Femia e
Gianluca Peluffo che ha progettato alcune delle case ricostruite dopo il
terremoto e incrocia spesso le vicende del «sistema gelatinoso». E’ di
“5+1” (con Rudy Ricciotti), ad esempio, il progetto del nuovo palazzo
del Cinema di Venezia, cioè l’appalto pilotato «dai romani» di Balducci
in cui si parla in almeno una delle intercettazioni fiorentine. Gli
architetti genovesi, inoltre, lavorano (con realizzazioni
sostanzialmente identiche a quelle di San Giuliano) anche
in uno dei casi di scuola del sistema di
gestione delle emergenze messo in piedi da Bertolaso: Cavallerizzo di
Cerzeto, in provincia di Cosenza, la cui storia è stata raccontata da
questo giornale a gennaio. Nella costruzione della new town che dovrebbe
prendere il posto del vecchio paese, in parte danneggiato da una
grande frana, si cimenta pure il Consorzio Stabile Centro Italia,
gruppo Anemone. Il soggetto attuatore, anche a Cerzeto, è l’ingegner
Claudio Rinaldi. La presenza in Molise della cricca, peraltro, non si limita al
dopo-terremoto.
Scorrendo la lista degli appalti per il 150esimo dell’unità d’Italia si scopre, ad
esempio, che il coordinatore
della realizzazione del nuovo Auditorium di Isernia, un appalto da 17
milioni di euro, altri non è che Mauro Della Giovampaola, capo dello
struttura di missione per il G8 a La Maddalena e altro personaggio
centrale della “cricca”, mentre “responsabile unico del procedimento” è
l’ingegner Riccardo Miccichè, assurto agli onori delle cronache come
«il coiffeur degli Uffizi»: si tratta del 36enne siciliano, già
impegnato al G8 in Sardegna col cognato di Bertolaso, Francesco
Piermarini, nominato direttore dei lavori per il restauro del museo
fiorentino nonostante, annotava il Ros in una informativa, un
curriculum assai traballante (un posto nel cda di “Erbe medicinali Sicilia” e una
partecipazione nella “Modu’s Atelier”, parrucchiere e manicure) e un
fratello responsabile tecnico della “Giusylenia srl”, azienda in odor
di mafia. La passione dell’ingegner Miccichè per il restauro dei musei è
comunque radicatissima, tanto che risulta essere “responsabile unico
del procedimento” anche per quello di Reggio Calabria, oltre 11 milioni
sempre legati al 150enario. “Commissario delegato”, in questo caso, è
l’ingegner Enrico Bentivoglio, l’uomo con cui, intercettato, De Sanctis
parlava della nomina agli Uffizi del «siciliano» come di uno scandalo:
«Siamo proprio dei cazzari…».
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